Anno 1997, un caro amico di famiglia mi viene a trovare, sono già in cura da qualche mese a Firenze, la temperatura è calda, ho ripreso a fumare, tanto che qualche mese dopo, il mio primo psichiatra si rifiuterà di curarmi, a proposito di quest'ultimo vorrei precisare che pur salendo solo il quarto piano del suo studio, vedevo, dall'aspettatoio, i tetti delle case come fossi sopra l'ultimo piano del campanile della basilica. Fatto questo cenno vorrei proseguire... ero a casa, sento suonare Tizio alla porta ed apro, come al solito gioviale ed umile come lo conoscevo, mi chiede del più e del meno, mi dice che una certa ragazza che conoscevo ha una sorella e che il giorno dopo mi sarei potuto unire a loro per il luna park, vicino la piscina Costoli; gli rispondo che mi avrebbe fatto piacere anche se ero un po' restio in quanto non vedevo la necessità di frequentare nessuno vista la pessima figura fatta a Bologna ( vedi anche, UN GIORNO IN PARTICOLARE...), ma mi faccio coraggio e rispondo che Laura è una bellissima ragazza sicuramente e che Simona è una persona speciale, quindi chiedo a Tizio se mi vuole aiutare a portare in cantina lo stereo, lo stesso stereo che oggi ho in camera, una cantina arieggiata, riverniciata da poco, pulita e dove, senza sapere del freon, studiavo ed avevo il laboratorio di sviluppo in bianco e nero ( qualche foto l'ho conservata). Mi dice che è pesante, gli faccio presente che si smonta ed è leggerissimo... acconsente.
Siamo sotto, ho rimontato lo stereo, la finestra è aperta è estate, niente condensa sui vetri, accendo una cicca e do due boccate rivolto con lo sguardo allo stereo, Tizio è alla mia destra, non lo percepisco neanche con la coda dell'occhio, ma è lì, ad un certo punto, mentre sto tirando un'altra boccata sento i suoi polpastrelli sulla mia spalla destra, mi chiama ed esordisce mentre espiro fumo: " Hei Massi, mi spieghi una cosa?" . Convinto che stesse fumando anche lui lo vedo parlare eruttando addirittura il triplo del fumo che stavo spandendo io e proseguo: " Si, dimmi..." . " Perchè non sto fumando ed esce fumo dalla mia bocca? ". Faccio caso a ciò che mi dice e vedo che per tutto il tempo della frase esce proprio così tanto fumo che sono strettamente convinto che abbia acceso una sigaretta, così, per scherzo continuo a parlargli mentre tiro, e continuo e lui continua a spandere fumo, non porta mai la mano alla bocca, incredulo continuo a parlargli mentre tiro ancora, ma niente, dalla sua bocca esce fumo, ma non porta mai la mano alla bocca, alla fine spengo la cicca e gli chiedo: " Come fai?" . Convinto che abbia posato una cicca da qualche parte, ma non c'è un rivolo minimo di fumo che si alza nella stanza... " Non lo so, so solo che tu stai fumando e dalla mia bocca esce fumo... Ho gli occhi su di lui da un pezzo, ma questa volta faccio ancora più attenzione... Continua a parlare, non porta la mano alla bocca ed esce fumo. Non è pissibile, c'è il trucco e non me lo dice, impossibile, ma calcolate che era il "97 non esistevano le sigarette elettroniche e dopo aver spento la mia cicca ho posto ancora più attenzione di prima. Era fermo, non ha posato niente intorno, aveva le mani libere, era calmo... Voi come lo spiegate? Lo conoscevo al tempo del primo anno, come al tempo dell'asilo fatto dalle Suore di Via Faentina, NON MI HA MAI MENTITO, forse io a lui per sgambare, ma lui no, è uno scout e non mente per principio.
Non un gesto, credo sia dovuto ad un'allucinazione, ma altre cose, in futuro, mi danno da pensare, oggi è laureati, sposato ed ha due figli e sono contentissimo per lui, moltissimo tempo passato insieme, specie nei periodi più difficili dove mi ha sorretto in ogni modo ed ancora Lo ringrazio, non faccio il Suo nome perchè è la persona più stimabile che conosca dopo mio padre, ho rispetto per Lui e mi scuso adesso, se da piccoli abbiamo avuto dei momenti critici dovuti alla mia " deficienza " .
Oggi non mi è ancora chiaro, ma lo consideri uno di quei fatti inspiegabili, che non potevano essere documentati come oggi, e che rimarrà, per me, come qualcosa su cui riflettere e correggere la linea di pensiero.
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