L'ARRIVO IN ABRUZZO...
L'arrivo in Abruzzo... fu tormentato da due cose che non scorderò mai, una mia imperizia ed una frase che percepii dal telefono.
Ero in casa, erano anni che dicevo a mia madre di non far più uso del Valium, 180 gocce erano troppe per un individuo anche laureato in Biologia, ma lei non vi fece caso, così, nella grande disperazione di avere un padre psicopatico ed una madre drogata pensai che fosse la volta buona di porre rimedio, sta di fatto che ciò mi cagionò dei problemi, ma già allora mi fece riflettere.
Ero in casa, stavo mangiando e mentre mangiavo squillò il vecchio telefono... andò mio padre, io stavo prendendo capsule ricostituenti e con chi parlasse non lo ebbi mai a sapere, fatto sta che lo sentii pronunciare la frase: " Si, per ora stiamo cercando d'impallettarlo..." . Nel dialetto abruzzese palletta significa compressa ed io mi ero già rifiutato di assumere il serenase che il Dr. Bardazzi ( Firenze/Prato ) mi aveva prescritto perchè se c'era una sola cosa nella mia vita che andava bene era quella di sprofondare nel sonno.
Mi alzai dopo la telefonata e mi diressi verso il bagno, presi tutte le compresse di mia madre e le scambiai; molti erano psicoattivi molto forti, cadendo in malattia, erroneamente non mi ricordai e stavo quasi per tagliarmi la lingua con i denti da solo.
Premetto che fui portato subito in ospedale da mio padre, ma anche che ero coscente e che in camerata imparai alcuni trucchi per ovviare allo stress; passando per il corridoio vidi una stanza con un letto dove un uomo era intubato, sentii dai familiari una forte risata collettiva, circa dodici persone sedute tra cui donne e uomini... rabbrividii pensando al loro cinismo ( oggi è differente, ma non troppo ), poi fui alloggiato in un letto dove mi fu fatta una flebo drenante e le contrazioni si allentarono in pochi minuti fino a sparire, oggi stupito ancora di quel giorno mi alzai di mattino presto perchè mi avevano già dimesso, arrivai alka stanza dell'uomo intubato e... non c'era nessuno... niente... neanche i macchinari, lo ripeto avevo il sonno leggerissimo all'epoca, nessun trambusto quella notte, nessun pianto, nessuna imprecazione, l'uomo sulla quarantina era scomparso con i familiari e con tutti i macchinari... letto compreso.
Ciò lo racconto perchè si riferisce ad un fatto accaduto a Bologna qualche giorno prima che il mio primo coinquilino se ne andasse.
Leggi di seguito: GENTE CHE COMPARE...
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