Sono originario di Firenze, ma mia madre era abruzzese, dove mi trovo adesso è un luogo chiamato Silvi Marina... non sembra, ma ci sono molte cose da scoprire anche se sia un paese di sole dodicimila persone.
Ero adolescente, all'epoca, non avevo la sfera mentale di oggi è ragionavo secondo altri criteri, ma ciò non deve influenzare il racconto che è verità. All'epoca non vi era un regime politico troppo elevato nell'esercizio della legge, specie sui minori, c'erano molti avvertimenti, ma poca ronda la notte, quindi una sera, io ed altri amici, partiamo per l'ennesima CASA abbandonata, qui ve ne sono molte, al tempo erano quasi senza recinzione, oggi sono tenute sotto controllo dalle forze di polizia e dai proprietari cui è stato imposto di recintarle; molte ville, palazzi, e case che oltre LO stampaggio e le torri, avevano anche una chiesa privata, se non mi credete c'è n'è una a Fosso Con ciò, poco dopo una scritta fascista. Vicino ad essa era possibile entrare attraverso un foro nella recinzione, avevamo sedici anni, forse meno, avevamo visitato molte ville di quel tipo, un castello, rimesso a nuovo come ristorante con camere, era Don Ambrosio, sulla collina vicino LO stradone, ma in nessun caso avevo mai avuto paura come nel posto in cui entrammo un pomeriggio, dal foro nella rete presso il Con ciò, come dicevo.
Non era notte, eravamo i soliti, gli altri la chiamavano LA PUPA, ma per me era un edificio come tanti che mi dava l'impressione di un'energia negativa, gli altri erano davanti a me e proseguivano... entrambi verso le diciassette: provai sconforto, paura, dolore quando varca i la soglia, ma era solo un edificio, gli altri facevano strada, ma alla fine capii. Entrati in un atrio vedemmo dei WC per bambini circa sette, poi piattini in ceramica impilati ed alcuni rotti a terra, forse un tempo era un'orfanotrofio, mia madre mi raccontava, da piccolo, che a Silvi ce ne era uno... probabilmente era quello.
La gente parlava, ma io ero intento a riflettere, come se qualcosa di malvagio stesse entrando dentro i miei pensieri. Fui il primo ad uscire, ripensa alle enormi camere lungo il corridoio, ai piccoli WC, ai piattini, immaginati le brande... vorrei tornare lì, ma non posso per due motivi, la legge ed il senso del possibile di trovarmi di fronte, QUALCOSA che non conosco.
Molte volte mi fu chiesto di rientrare, molte volte dissi di no, fino al giorno in cui, mentre mi veniva riproposto di tornarci, apparve un amico e mi disse: " Si è suicidata una persona in ferrovia all'altezza della rotonda ...". ERA LA SESTA VOLTA CHE MI VENIVA CHIESTO DI RIENTRARE IN QUELLA VILLA.
Più avanti nel tempo fui obbligato a ripercorrere la Nazionale fino a quel luogo, non ebbi modo di dire "... Fermati, fammi scendere..." , ma quando mi dissero "Andiamo?" risposi che loro sarebbero potuti entrare, ma che io mi rifiutava di scendete, addirittura dall'auto... " ...Mi spiace... io in quella VILLA non entro più, ci sono delle forze che mi fanno paura, se voi volete andare, andate pure...". Scesero, fecero dieci metri, ma tornarono indietro, non dissero perchè, molto silenzio in auto, quando scesi dalla macchina, per andare a dormire, fu come se fossi rinato ed avessi lasciato tutta la mia negatività nel sedile posteriore dell'auto.
Nessuno parlò più della PUPA, tra noi e nessuno seppe cosa successe quella notte a Michele, Enzo e " cane di pecora ". Io so con certezza che non sono più entrato in quel luogo da ventisette anni.
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