IL MIO PRIMO INCONTRO CON LA DIMENSIONE PARALLELA.
Era il lontano 1996, mi trovavo di ritorno da Bologna, ero stato bocciato all'esame di Diritto Privato, non avevo idea di come sarebbe andato il mio futuro, ma ero a casa, le lacrime solcavano il mio viso e da quel giorno credo di non aver più pianto per venticinque anni salvo 2 volte.
La casa dove abitavo era sita in quartiere pieno di natura, ma anche con dei lati negativi... vivevo ogni giorno a stretto contatto con la delinquenza, ma ciò, a volte, t'insegna come avvertirla al primo impatto ed evitarla.
Ero sul divano, avevo smesso, nel primo ed unico anno di università, di fumare, non ne risentivo più, ormai, dopo tre mesi e neanche ne avevo più bisogno, già incontrai la droga pesante nel 1994, ma riuscii ad evitarla, la cocaina, ebbi paura delle conseguenze e la ignorai completamente, tutto questo ad opera di un ragazzo figlio di un vecchio docente di mia madre, ma stressato e stanco, sia per l'esame che per il viaggio di ritorno a casa e con uno sfogo largo quanto una mezz'ora, mi addormentai, sempre sul comodo divano in sala che dava la vista sul cedro libanese e sempre con gli stessi rumori di fondo, ma con due differenze: i miei non erano in casa ed io non avevo più bisogno di nicotina.
Prima di coricarmi mi guardai intorno e, asciugate le lacrime, vidi che delle suppellettili non era cambiato niente, ogni cosa era al suo posto come sette mesi prima.
Dormii alacremente, mi svegliai e ripresi sonno ricominciando, stranamente poichè non era mai successo, il sogno da dove si era interrotto. Sognai due angeli a tavola, oggi non ricordo chi dei due a destra e quale colore stesse favorendo il cibo, ma quando mi svegliai per l'ultima volta mi accorsi di un particolare.
Ho il sonno, o meglio, avevo, all'epoca il sonno leggero, mi svegliavo in dormiveglia da solo, certe volte, mia madre e mio padre non erano in casa, a Firenze si dice rincasati, ma sul tavolo brillava qualcosa, qualcosa che non doveva essere lì.
Fossero rientrati i miei mi sarei svegliato vista la facitura dei due portoni blindati in noce spessi trenta centimetri ognuno, impossibile non perdere il sonno, sia per lo scatto della blindatura esterna, che sempre mi svegliava, sia per la chiusura che per quanto fosse stata leggera, avrebbe comunque prodotto seri cigolii... ero conscio che mio padre e mia madre, come chiunque altro, fossero ancora fuori casa.
All'interno della sala vi era, oltre il divano e la credenza con il televisore a fronte, verso la finestra, un tavolo pieghevole, che al momento del mio ritorno era già steso, ma sopra, come potevo notare, brillava qualcosa.
Papà sapeva che avevo smesso di fumare, lui era contro il tabagismo, mia madre fumava, ma anche lei sapeva che avevo smesso; siamo medio borghesi, ma non investivamo nello stato anche se io ero solito comprare da esso in tale forma.
Guardai meglio, avevo dormito, non mi ero fermato in autostrada a comprarle, ne avevo fatto un giro dal tabaccaio. Erano lì! Erano lì, sul tavolo, la marca che compravo di solito, stessa facitura, ovvero, pacchetto morbido, nessuno lo aveva appoggiato, mia madre fumava, all'epoca un'altra marca e mio padre era contrario.
Guardai stirando gli occhi con la mano destra sulle palpebre, poi li riaprii e guardai, forse un ricordo, forse la luce della finestra, magari un altro oggetto... Allora mi alzai dal divano ed andai al tavolo pieghevole, guardai e mi dissi: " Ma è ancora nuovo, sono le mie ed i miei non sono tornati... Come fa ad essere qui?"
Lo aprii e ne fumai una dopo l'altra, ma mi accorgevo che duravano sempre meno, ma ripresi il vizio e l'epopea di casi anomali si fece strada, non ero ancora in terapia, avevo però preso una ventina di gocce di Valium per strada, di ritorno dall'Emilia, ma Vi posso assicurare che ne sentivo il tatto, ne provavo il gusto, ne vedevo uscire dalla bocca ed ogni volta che accendevo l'accendino che avevo preso in bagno da mia madre, ne avvertivo il calore della fiamma, così come il calore del tizzone in cima alla " cicca ".
Mio padre rincasò con mia madre, ma non accennò al mio vizio, così sentii solo la voce di mia madre che diceva:" Allora hai ripreso a fumare...".
( Si mamma, ma non le ho comprate ne quì, ne per strada, ne a Bologna).
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